Come funziona la memoria e in quali casi può andare in tilt

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La nostra memoria non funziona come un disco rigido che salva le infor­ma­zio­ni in modo esatto e ci permette di accedere alle stesse in qualsiasi momento. I ricordi sono ricostruzioni di eventi vissuti e, per questo, sono influenzabili. Rievocando il passato, alcuni passaggi vengono distorti o falsificati.

A partire da quando siamo in grado di ricordare?

I neurologi sono unanime nell’affermare che nessuno è in grado di ricordare i primi anni di vita. I primi ricordi risalgono al quarto o quinto anno di età, periodo questo a partire dal quale il nostro cervello è sufficientemente sviluppato per intraprendere il processo mnemonico. Chi sostiene di ricordarsi della prima infanzia probabilmente ha immagazzinato falsi ricordi. È molto semplice ingannare la memoria, ad esempio, guardando le fotografie dell’infanzia.

A quale età risalgono i ricordi più vividi?

Rievocando il nostro passato, i ricordi più nitidi sono in genere quelli tra il 15° e il 25° anno di età. Gli studiosi della memoria definiscono questo fenomeno l’effetto della reminiscenza. I ricordi di una persona risalgono, per il 70%, alla prima parte della vita. In questa fase, secondo l’esperto di storia della psicologia Douwe Draaisma, si intraprendono le «esperienze primarie» (il primo amore, il primo giorno di lavoro, ecc.), che restano impresse in noi per il legame emotivo che ci avvicina alle stesse. Nei restanti due terzi del nostro vissuto, la memoria immagazzina soltanto il 30% dei ricordi, perché le esperienze primarie sono sempre più rare.

Come restano impressi nella memoria i ricordi?

La capacità mnemonica è l’abilità del nostro sistema nervoso di immagazzinare e recuperare le informazioni. Esistono tre tipi di memoria:

  1. La memoria sensoriale trattiene le informazioni per pochissimi istanti (meno di un secondo) e permette al cervello di percepire di continuo l’ambiente circostante.
  2. La memoria di lavoro, invece, elabora le informazioni e memorizza le percezioni transitorie derivanti dalla memoria sensoriale.
  3. Ma è soltanto nella fase in cui entra in gioco la memoria a lungo termine che vengono salvate grandi quantità di informazioni in modo permanente.

Le emozioni influenzano il modo in cui im­ma­gaz­zi­nia­mo i ricordi

Il processo mnemonico inizia nell’ippocampo, situato nella zona bassa del lobo temporale del nostro cervello, il quale salva tutto ciò che ci passa per la testa. Durante questo processo, le emozioni giocano un ruolo fondamentale. Qualunque ricordo consapevole è legato a un’emozione. Quanto più l’avvenimento è carico di emozioni, tanto più nitidamente ci resterà impresso il ricordo di esso.

Le esperienze più forti, come le punizioni, le umiliazioni o i successi, lasciano segni indelebili nella nostra memoria.

Quando la memoria va in tilt

Secondo lo psicologo Daniel Schacter esistono «sette peccati della memoria». Tre di questi sono la labilità, il blocco e la distrazione. Tali «peccati» sono fastidiosi ma necessari. Solo così, infatti, il cervello è in grado di filtrare le informazioni irrilevanti. Il venir meno delle funzioni mnemoniche diventa un disturbo di salute quando si manifesta in forma di amnesia o ricordi ricorrenti.

Perché il nostro cervello non riesce più a salvare le informazioni?

L’amnesia è un deficit della memoria a lungo termine, provocato da lesioni cerebrali, malattie o traumi. Esistono due tipi di amnesia:

  • L’amnesia retrograda cancella tutti i ricordi di fatti avvenuti prima dell’evento (traumatico) scatenante.
  • Chi invece soffre di amnesia anterograda è incapace di immagazzinare nuovi ricordi.

Quando diventano «sgraditi» i ricordi?

Spesso le persone rievocano fatti o avvenimenti spiacevoli o imbarazzanti quando si trovano in situazioni di stress. Gli eventi destabilizzanti o traumatici si manifestano sotto forma di ricordi ricorrenti; ad esempio, nei soggetti che soffrono di flashback, questi insorgono come disturbi post-traumatici da stress. In tali situazioni, i soggetti colpiti perdono la capacità di controllo dei propri ricordi.

Ricordi distorti

Le persone ricostruiscono gli avvenimenti del passato di modo che coincidano con la propria visione attuale dei fatti. Chi, del resto, ammetterebbe volentieri di non aver troncato di propria iniziativa una relazione fallita vent’anni prima? Di conseguenza succede che, con il tempo, i ricordi divergono sempre di più dalla realtà. Al contrario non è possibile reprimerli o soffocarli.

Esistono anche «falsi» ricordi?

È difficile distinguere i falsi dai veri ricordi. Un falso ricordo non è una bugia, bensì ciò a cui una persona si appiglia quando racconta qualcosa o vaga col pensiero. Spesso capita che, con il passare del tempo, i falsi ricordi si arricchiscano di dettagli. Nella maggior parte dei casi, queste alterazioni non riguardano il contenuto fondante del ricordo bensì soltanto i suoi dettagli.

È possibile soffocare i ricordi?

Questo è un argomento molto dibattuto. Talvolta il presunto riaffioramento di ricordi ormai seppelliti è una mera suggestione e contribuisce a far riemergere i ricordi erroneamente. Alcuni studiosi hanno dimostrato che le persone non sono in grado di soffocare il ricordo di avvenimenti traumatici. I veterani di guerra, ad esempio, sono tormentati dai loro ricordi perché non riescono a togliersi dalla mente le immagini dei fatti vissuti.

Quando i ricordi non danno tregua

Chi è tormentato da avvenimenti del passato sgradevoli o traumatici dovrebbe assolutamente fare qualcosa per la propria salute psichica. I primi campanelli d’allarme sono: problemi del sonno, mancanza di forze, difficoltà di concentrazione e sovraffaticamento. Parlare dei propri problemi, delle proprie paure e delle sensazioni sgradevoli fortifica ed è il primo passo per lasciarsi alle spalle un passato negativo e muoversi verso un futuro più roseo.

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