Trattare il dolore cronico

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Il dolore che non scompare rappresenta una grande sfida per le persone colpite; tuttavia, ci sono vie d’uscita da questa situazione apparentemente disperata.

Perché i dolori diventano cronici

Seduti, in piedi o a letto: quando i dolori non diminuiscono nell’arco di più mesi, si parla di dolori cronici. L’elenco delle loro cause è lungo: dolori tumorali, osteoporosi, artrosi, dolore neuropatico, lesioni, dolori alla schiena e mal di testa sono solo alcuni di questi. Tuttavia, non sempre è possibile trovare una causa. «In questi casi, nella risonanza magnetica non si vede niente e ciononostante si percepisce dolore.» Come spiega la dott.ssa Hoederath, specialista del dolore presso la clinica Hirslanden Stephanshorn, soprattutto in questi casi è importante prendere sul serio le persone colpite, affinché non si ritirino nel loro dolore.

Secondo degli studi effettuati, il 16% della popolazione svizzera soffre di dolori cronici. Sapere di non essere soli è un’informazione importante per i miei pazienti.
Dr. med. Petra Hoederath, esperta di dolori presso la Clinica Hirslanden Stephanshorn

Ridurre il dolore

Quanto più diverse sono le cause, quanto più numerose sono le possibilità di trattamento: «Per i dolori cronici non esiste LA terapia», spiega l’esperta del dolore. «L’approccio terapeutico varia secondo le cause e vi è un’ampia gamma di possibilità: terapia farmacologica, fisioterapia, operazioni, terapia di radiofrequenza, neuromodulazione, metodi complementari come l’agopuntura o la chiropratica». Insieme al suo team interdisciplinare è sempre alla ricerca della giusta combinazione di misure terapeutiche per i suoi pazienti e le sue pazienti. È importante guardare con attenzione, poiché «molte persone colpite soffrono anche a livello della salute psichica.»

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La dott.ssa Hoederath è specialista in dolori e neurochirurgo e lavora presso la clinica Hirslanden Stephanshorn. Ciò che la rende particolarmente felice è quando si possono ridurre alti dosi di medicamenti o quando i pazienti lasciano la clinica con meno dolori.

Antidolorifici: la soluzione?

Per alleviare un dolore acuto, può essere sensato ricorrere per un breve periodo a un antidolorifico. «Ci sono vari tipi di dolori che devono essere trattati in modo diverso», mette in guardia l’esperta. Se ad esempio si tratta di un dolore ai nervi, gli antidolorifici comuni non sono d’aiuto e possono addirittura generare altri disturbi. «Inoltre anche per il paziente è importante sapere di quale tipo di dolore si tratta. Una volta acquisita questa comprensione, la persona interessata si sente presa sul serio e questo è già una parte importante della terapia del dolore.»

La sfida dei cocktail di farmaci

Le difficoltà nascono soprattutto «quando nel corso degli anni i pazienti assumono sempre più medicamenti fino ad arrivare a un cocktail di farmaci.» In questi casi, l’esperta del dolore provvede al coordinamento interdisciplinare del team e lavora con una farmacista per sviluppare la terapia adeguata.

Anche se i dolori non scompaiono mai del tutto, con la giusta combinazione di terapie spesso possiamo perlomeno ridurli.
Dr. med. Petra Hoederath

Esiste una memoria del dolore?

Il dolore acuto può trasformarsi in dolore cronico. Questa cronicizzazione è in relazione con la memoria del dolore: il corpo memorizza i dolori forti o prolungati e crea una memoria del dolore. Con memoria del dolore si intendono i cambiamenti biochimici, funzionali e morfologici nel sistema nervoso centrale dovuti a esperienze di dolore ripetute o persistenti. La persona interessata percepisce quindi dolore, sebbene la causa originaria non sia più presente. Il dolore non ha quindi più il compito vitale di sistema d’allarme.

Agire in modo preventivo contro il dolore cronico

Anche in questo caso l’informazione è importante: aiuta sapere cos’è il dolore cronico, cos’è quello acuto e qual è la differenza. Inoltre, è importante non aver paura del movimento; se non vi sono fratture o lesioni comprovate, occorre in ogni caso rimanere attivi, perché spesso riguardarsi eccessivamente è controproducente. «Meno mi muovo, più la muscolatura diminuisce e maggiore è il dolore», afferma la dott.ssa Hoederath.


Fonti:
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