Gli effetti della mancanza di sonno sono uguali per tutti?

Schlafmangel ist spürbar: Das sind die Folgen

Numerosi studi lo confermano: la mancanza di sonno può essere fatale e, in ogni caso, è bene non minimizzare né esasperare i suoi effetti.

Ci siamo passati tutti: se il riposo notturno è stato breve, il giorno dopo siamo stanchi e poco concentrati. Quando, poi, la mancanza di sonno si protrae nel tempo, il nostro corpo non tarda a presentarci il conto. 

Gli effetti negativi sulla capacità reattiva sono gli stessi dell’alcol

La mancanza di sonno incide sulla nostra capacità reattiva come gli effetti provocati dall’alcol. Dopo ventiquattro ore senza dormire, i soggetti di un test evidenziavano, in media, la stessa scarsa capacità reattiva di una persona con un tasso alcolemico pari all’uno per mille. Esistono anche delle eccezioni: la capacità di chi è poco sensibile alla mancanza di sonno rimane pressoché intatta. 

La mancanza di sonno ci espone al rischio

Le decisioni di chi soffre di mancanza di sonno sono più esposte al rischio. È quanto emerge da uno studio condotto dall’ospedale universitario di Zurigo. Tuttavia, l’aspetto più interessante è che i soggetti con poco sonno non percepiscono di essere più inclini al rischio. In generale, infatti, non siamo consapevoli di quanto la mancanza di sonno possa pregiudicare le nostre azioni. 

Oltre a influire sul comportamento reattivo e decisionale, dormire poco si ripercuote ulteriormente sulla psiche: la capacità mnemonica si riduce, siamo facilmente suscettibili e deconcentrati. Anche i sintomi depressivi sono strettamente correlati alla mancanza di sonno, per cui dormire poco può provocare degli stati d’animo depressivi. Dal canto suo, chi soffre di depressione spesso dorme male: è un circolo vizioso. 

La mancanza di sonno incide sull’attività dei geni

Molti non lo sanno, ma i geni lavorano lungo l’arco di tutta una vita determinando il buon funzionamento del nostro organismo. L’espressione dei geni favorisce tra l’altro la corretta rigenerazione cellulare. Secondo un gruppo di ricerca dell’Università del Surrey, la mancanza di sonno inciderebbe anche sull’espressione dei geni.

Infatti, l’espressione dei geni è risultata alterata nei soggetti del test che dormivano per più di una settimana poco meno di sei ore a notte. Sono state registrate ripercussioni sul rilascio ormonale giornaliero e, quindi, sul ritmo circadiano, il nostro «orologio interno». Si ritiene, di conseguenza, che nei soggetti con poco sonno la rigenerazione cellulare di tutto l’organismo sia meno attiva, il sistema immunitario indebolito e la compensazione dello stress più faticosa.  

La mancanza di sonno aumenta la glicemia

Diversi studi hanno rilevato che la mancanza di sonno può alterare il normale livello glicemico. Nelle persone che dormono meno di sei ore al giorno i valori della glicemia si alzano. In alcuni soggetti del test, già dopo una settimana lo stato del metabolismo era simile a quello di una persona diabetica. 

Effetti a lungo termine

Come si è voluto dimostrare, esiste una nutrita serie di effetti immediatamente riconducibili alla privazione di sonno. Ma da essa possono scaturire anche malattie a lungo termine. La sintesi di alcuni studi effettuati da un gruppo di ricerca statunitense evidenzia, per esempio, come la mancanza di sonno cronica aumenti il rischio di diabete mellito o di malattie cardiocircolatorie. Si tratta di ricerche attendibili, i cui risultati non lasciano dubbi: tendenzialmente, chi dorme meno muore prima. Il limite di questi studi è di non aver considerato i soggetti meno sensibili alla mancanza di sonno: indicano solo una tendenza, non dicono nulla sulla singola persona. 

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La ricerca dell’Università della Pennsylvania conferma le convinzioni di molti altri esperti: i soggetti reagiscono in maniera del tutto differente alla mancanza di sonno. Durante i test, l’attenzione cognitiva di alcuni si riduceva poco. Ben un terzo delle persone, invece, mostrava un’elevata sensibilità manifestando serie difficoltà di concentrazione. Secondo Serge Brand, psicologo e ricercatore del sonno presso l’Ospedale universitario di Basilea, l’elemento determinante non sarebbe tanto «la durata del sonno, quanto piuttosto la percezione soggettiva della qualità del sonno».

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